UNA STRANA SERA ALL'ALPHEUS
Chi ama il rock sa bene che spesso, per sentire la buona musica, bisogna andare nei piccoli club, cercare artisti sconosciuti, affidarsi all’intuito e alla fortuna e magari beccare l’artista vero, forse ancora appena impacciato e incerto, ma con un anima e una voce cristallina. Lo stesso ovviamente vale per tutte le forme di arte, e per tutti gli artisti. L’altra sera sono capitato all’Alpheus per caso, solo, senza neanche aver mangiato, in una serata di pioggia. Un amico appassionato come me, mi aveva detto che l’artista che doveva esibirsi era ok e allora mi sono fermato. All’inizio non c’era nessuno, poi ha iniziato a riempirsi: ma non il solito popolo della notte: sembrava di essere capitati in mezzo a una cresima o comunione, tra nonne zie mamme e signori di mezza età in giacca e cravatta. I giovani sono tutti in tiro, con la presenza delle grandi occasioni. Praticamente, tutta la tribù della cantante che deve esibirsi tra poco. Io me ne sto in disparte, osservando il calore che riservano alla biondina che si muove tra loro con l’emozione della prima volta. L’apertura è surreale, con tre tizi che cantano un repertorio sconcertante, quasi imbarazzante. Poi sale sul palco lei, Morena Burattini, accompagnata da tre giovani con chitarre acustiche, e percussioni. È tutta un’altra musica. E capisci che quella piccoletta ha una grinta che potrebbe fare tre rounds con Tyson senza chinare il capo, una ragazza che mena. Accompagnata da un eccellente ensemble acustico sfoggia un repertorio misurato e intenso, una voce originale e potente, capace di estensione notevole.I testi sono sinceri e belli, mai scontati. Insomma una bella prova, anche migliore del cd che sento successivamente, che sconta arrangiamenti forse po’ troppo patinati. Complimenti, ragazza, spero che ce la farai.

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